Perché questo blog? Bella domanda. Faccio fatica a mettere in ordine i motivi che mi hanno spinto a crearlo, dunque andrò in ordine sparso.

PASSIONE
Come per molte cose, è la passione a farti muovere, lavorare, impegnare. Quindi direi che veesualize.it nasce dalla mia passione per la grafica e per i numeri, e dalla curiosità di capire meglio come gira il mondo.

I TEMPI SONO MATURI
Negli ultimi anni si è intensificato parecchio l’utilizzo di infografiche su vari mezzi e in vari ambiti. In ordine sparso: libri, insegnamento, quotidiani, riviste, programmi televisivi, video, tutorials, marketing, pubblicità, siti web, blog, social networks, etcetera. Questo è un bene dal momento che ad oggi, secondo me, una buona visualizzazione dei dati è il modo migliore per comprenderli o interpretarli. I motivi della continua crescita di questa forma di comunicazione sono vari, a cominciare dalla maggiore quantità di dati raccolti oggi disponibili e alla portata di tutti (in un futuro post affronterò meglio questo tema).

C’È ANCORA MOLTO DA FARE
La qualità dei grafici che si vedono in giro migliora ogni giorno, ma capita ancora di trovarne di pessimi. La data visualization è una disciplina in continua evoluzione, ma che si basa su alcuni principi solidi, enunciati da grandi studiosi del passato più o meno recente (per citarne solo alcuni: Cartesio, Eulero, William Playfair, Edward Tufte). È la sintesi tra statistica e grafica, quindi è bene che chi vuole cimentarsi nella costruzione di un’infografica conosca almeno le basi di entrambe le materie.

È UN LINGUAGGIO, DOBBIAMO COMPRENDERLO (E NON FARCI FREGARE)
Come la letteratura o il cinema, anche la statistica e la grafica hanno un proprio linguaggio. Se avete notato, negli ultimi tempi la statistica, o meglio, i dati, vengono sempre più utilizzati nella comunicazione politica (dai politici). Vi siete chiesti come mai? Perché i dati sono oggettivi, non possono essere confutati. Quello che non viene sempre specificato è come sono stati raccolti, se sono parziali, l’arco di tempo e soprattutto come sono stati interpretati.
I dati di per sé non dicono nulla. È la nostra analisi e interpretazione a creare la storia che vogliamo raccontare. Quindi, visto che in futuro (ma in realtà già oggi) saremo sommersi da quantità spaventose di dati, è bene iniziare ad allenare ognuno il proprio spirito critico ed essere in grado di leggere e capire dati e statistiche. Solo così potremo crearci opinioni indipendenti e, per l’appunto, non farci fregare.

 

Nota a margine: ci sono molte parole per definire questa materia, prevalentemente inglesi ma anche italiane. Io preferisco chiamarla data visualization. Le altre sono data journalism (e le varianti precision journalism, computer-assisted reporting, data driven journalismdatabase journalismvisual journalism) e infographics oppure visualizzazione dati, giornalismo di precisione (e le varianti giornalismo visivogiornalismo dei dati e giornalismo e metodo scientifico) e infografica. A volte le uso per evitare ripetizioni, ma è sempre la stessa cosa.

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